L’incontro


 

venezia giugno 2013 230

Tutto era iniziato, se proprio inizio lo vogliamo chiamare, camminando sul Ponte di Rialto. Lui guardava, oltre la folla assiepata dei turisti, quella barca ormeggiata fuori dalla porta d’acqua di un antico palazzo. A prua garriva la bandierina con il Leone di San Marco e una di maggiori dimensioni era pavesata a poppa. Il marinaio stava porgendo la mano alla donna per facilitarla nella salita a bordo. L’uomo, voltandosi verso la folla, aveva ripreso possesso del suo sguardo ed era disceso verso San Giacomo. Amava quella chiesa, affettuosamente chiamata per le sue minute dimensioni San Giacometto. Era bea, per usare una espressione locale, bella per la sua semplicità, per il suo esile colonnato e la sua facciata con orologio. Si narra che anticamente le mogli dei marinai ponessero dei ceri a ridosso del muro della facciata, come voto affinché i loro mariti rientrassero salvi dal mare e dai mori. La pirateria era diffusa come la peste. Ogni vela che si avvistava al largo era un potenziale pericolo. Un gruppo di giapponesi lo superò e uno di loro inavvertitamente lo urtò, scusandosi, subito si profuse in un inchino. L’uomo riprese il cammino, aveva visto quella donna, quella dell’imbarcazione. Era vestita di una eleganza inconsueta, fasciata di raso, e pareva appartenere a secoli passati. Il viso era candido, privo delle offese del sole. Sembrava l’immagine della Primavera del Botticelli, solo che non era uscita dal mare ma dall’atrio di quel palazzo nobiliare, scuro come una grotta. L’ uomo, incuriosito, la seguì. Camminava fluida, fendendo la folla, con una andatura veloce. E dopo un percorso labirintico, tra ponti e calli, gli parve di essere giunto nei pressi della fondamenta della Abbazia. Ora la donna era ferma e guardava il cielo, gonfio di scure nubi, sopra l’isola di San Michele. Il temporale era scoppiato improvviso. I lampi si riversavano sulla laguna, e una pioggia battente, sospinta da raffiche di vento, spazzava il selciato.
La donna era scomparsa. Lui era corso a ripararsi in un sottoportego, guardando il canale sferzato dalla pioggia. Poi una voce alle sue spalle l’aveva scosso.
– Passa presto, è soltanto un temporale.
Si era voltato, e nel farlo aveva percepito prima il suo profumo, poi il suo sorriso, e infine il suo sguardo. Mentre fuori, in quel mondo lontano, continuava a piovere.

Venezia, San Giacomo. Foto dell’autore

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4 risposte a L’incontro

  1. jalesh ha detto:

    Bellissimo scatto di questa chiesetta “bea” , stupendo il racconto imbastito con un ottimo inserimento delle 5 parole proposte. Bravissimo complimenti

  2. Barbara Cosma ha detto:

    Che cosa romantica!!! Bravissimo 🙂

  3. oddonemarina ha detto:

    affascinante racconto… complimenti sempre più bravo, Rinaldo 🙂

  4. tinamannelli ha detto:

    Leggevo e mi sembrava di esserci…stupendo racconto e bello lo scatto deve essere molto bella questa chiesa. Complimenti

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