Abbazia di San Giovanni in Venere


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3 risposte a Abbazia di San Giovanni in Venere

  1. orofiorentino ha detto:

    CENNI STORICI

    Il riferimento a Venere deriva da una tradizione che individua un tempio pagano sul luogo dell’attuale chiesa (un tempio, secondo alcuni, costruito nell’80 a.C. e dedicato a Venere Conciliatrice). L’unica traccia di questo tempio sarebbe rimasta nel toponimo Portus Veneris, che designava un approdo posto alla foce del fiume Sangro in epoca bizantina (ricordiamo che i Bizantini controllarono le zone costiere del meridione fino all’XI secolo, quando furono definitivamente cacciati dai Normanni)[1].
    Un secondo riferimento a Venere è dato dal fatto che sotto l’Abbazia è ubicata la cosiddetta fonte di Venere, fontana romana dove secondo una tradizione paganeggiante sussistente fino alla metà del Novecento, le donne che desideravano concepire un figlio si recavano ad attingere l’acqua sgorgante dalla stessa. Oggi la fonte è in uno stato di estremo degrado.

    Sempre secondo la tradizione, il primo nucleo del monastero andrebbe ricercato in un cellario (piccolo ricovero) per frati benedettini, dotato di una cappella, fatto edificare da un certo frate Martino nel 540. Questi avrebbe fatto demolire il tempio pagano, ormai abbandonato, per costruirvi il cellario. Il primo documento storico che parla di Sancti Johannes in foce de fluvio Sangro è, però, solo dell’829; tuttavia, recenti scavi(1998) hanno riportato alla luce i resti di un edificio di culto paleocristiano ed alcune sepolture databili al VI-VII secolo. Inoltre nei mesi tra dicembre 2006 e febbraio 2007 ulteriori ritrovamenti archeologici dovuti alla pavimentazione della piazza antistante l’abbazia hanno riportato alla luce una necropoli italica risalente al V secolo a.C.
    Navata destra
    Intorno all’anno Mille è documentata la prima espansione del monastero: i Conti di Chieti Trasmondo I e Trasmondo II fecero ampliare il cellario, trasformandolo in un’abbazia cassinese, e donarono agli abati vasti terreni e diritti di pedaggio sul vicino Portus Veneris. Nel 1043 all’Abbazia fu concessa la protezione imperiale. Intorno al 1060, l’abate Oderisio I, temendo l’avanzata dei Normanni verso la Contea di Chieti, fece fortificare il monastero e fondò il castrum di Rocca San Giovanni.
    Nel XII secolo l’abbazia raggiunse il culmine del suo splendore. Nel 1165, l’abate Oderisio II diede il via ai lavori per la costruzione della nuova chiesa e di un monastero molto più grande. Se la chiesa è quella che vediamo ancora oggi (benché spogliata di tele e sculture), il monastero attuale è solo una piccola parte di quello che doveva essere intorno al 1200. Pare che ospitasse stabilmente dagli 80 ai 120 monaci benedettini, in una struttura dotata di aule studio, laboratori, una grande biblioteca ed un ricco archivio (i cui testi sono oggi custoditi a Roma), locali per gli amanuensi, due chiostri, un forno, un ambulatorio, delle stalle, un ricovero per i pellegrini ed altro ancora.
    L’abbazia vista dal piazzale antistante.
    Nel XII secolo, nell’Abbazia si ritirò Berardo da Pagliara, uomo di origini teramane e molto noto per la sua umiltà e la dedizione assoluta alla preghiera. Dopo la morte del vescovo Uberto, nel 1116 Berardo venne letteralmente preso dai suoi concittadini e ricondotto, con mille preghiere, a Teramo. Ne divenne vescovo. Dopo la sua morte (1122), Berardo fu proclamato santo e da allora egli è il patrono di Teramo.

  2. jalesh ha detto:

    Un gran bel Petit Onze per questo luogo spiriatuale di preghiera e meditazione. Ottima scelta complimenti

  3. tinamannelli ha detto:

    Bellissimo il petit onze un luogo di meditazione…stupendo

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