Un giorno libero


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Giulia aveva deciso di prendersi un giorno libero. E così per quel giovedì si era concessa di non puntare la sveglia, si alzò con  calma alle nove e impiegò più di un’ora per farsi la doccia, asciugare i capelli e truccarsi con cura.   Si sentì anche libera di lasciare il cellulare spento, perché nessuno potesse disturbarla, e se ne uscì di casa.  Ovviamente aveva cancellato tutti gli appuntamenti fissati per quel giorno  presso il suo studio di avvocato, libera perfino dal senso di colpa per aver abbandonato i suoi clienti al loro destino.

 Se ne andò in giro per la città senza seguire un programma prestabilito ma inseguendo  soltanto il filo dei suoi pensieri, ai quali per una volta lasciò la libertà di esprimersi senza censura. E allora si sentì finalmente libera di ammettere con se stessa che  ne aveva abbastanza. Non ne poteva più di una  madre perennemente in bilico fra depressione e alcolismo, di un  figlio disoccupato di professione, di una  figlia separata due volte, che sembrava avere più bisogno della sua consulenza legale  che del suo affetto materno.  Si sentì libera di scrollarsi di dosso il peso delle responsabilità, lei che  si era sempre fatta carico dei problemi altrui, in famiglia e sul lavoro. Libera di riconoscere la sua solitudine nonostante la schiera di amici, reali e virtuali, ma tutti ugualmente ignari di quello che stava maturando in lei. Libera di urlare tutti i vaffanculo soffocati per senso del dovere, per amore filiale, coniugale, materno, amicale. Libera dal dover essere allegra e sorridente anche se dentro si sentiva a pezzi. Libera di piangere senza vergogna  e chi se ne frega del mascara che cola e della dignità che va a rotoli.  Libera di fare lo sgambetto all’analista, di prendere a sberle la paura, di non pensare più a niente, a nessuno, e di non tornare più indietro, ma avanti, avanti, avanti, fin sopra il parapetto di quel cavalcavia. E poi giù, a volo libero, per sempre libera.

Racconto di Flavia Rolli

Immagine dal web

Informazioni su flaviafra

Non sono ma siamo, al plurale... Flavia e Francesca, una donna e una ragazza, mamma e figlia. Oltre ad essere legate da un immenso affetto, siamo accomunate dallo stesso amore per la lettura e la scrittura, e da qui nel 2010 è nato Filintrecciati. I primi post apparvero su Splinder e sono ora archiviati su http://filintrecciati.iobloggo.com/ Dalla fine del 2011 siamo qua su Wordpress e ospitiamo spesso anche un amico, Luigi, che ha scoperto proprio con noi la poesia giapponese e vi si è appassionato. Benvenuto a chiunque passi di qui. Buona lettura!
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6 risposte a Un giorno libero

  1. jalesh ha detto:

    Un racconto molto forte…. a che prezzo la libertà….?? Penso che non sia una soluzione, ce ne sono ben altre prima di arrivare all’estremo….un racconto scritto molto bene

  2. orofiorentino ha detto:

    Stupendo racconto, posso capire certi momenti di disperazione e bisogno di pace. Brava davvero molto intenso 🙂

  3. tinamannelli ha detto:

    La libertà a costo della vita…..quanta tristezza…..Un racconto molto intenso e toccante 🙂

  4. Rosemary3 ha detto:

    La protagonista del racconto, tra l’altro “intenso e molto profondo”, Giulia, credo abbia pagato caro il prezzo della libertà, però…
    Nonostante la vita ci pine in certi momenti situazioni davvero difficili e senza via d’uscita, apparentemente, mai arrivare a questi estremi…
    Una pagina scritta indubbiamente molto bene 🙂
    Ros

  5. filippopergolizzi ha detto:

    Per certe persone, questa vita sarà sempre un inferno. Una storia triste, ma molto reale.

  6. flaviafra ha detto:

    Nei momenti più difficili, in cui comunque riesco a trovare il modo per stare a galla, penso spesso a chi invece non ce la fa e si dà per vinto, come la Giulia del racconto. Credo che sia un po’ come essere travolti da una forza che trascina sempre più giù, più giù, e che ti fa scambiare un gesto estremo come un atto di ribellione, liberatorio.
    Un caro saluto a tutti e grazie dei commenti.
    Flavia

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