La baronessa


La sala era grande, dal tetto molto alto, fredda in inverno e calda in estate. Venti piccole scrivanie, venti macchine da scrivere, un grande armadio con fogli, carta carbone e nastri e  poi la grande scrivania, dove stava il capo. Una piccola stufa che bastava appena a riscaldare i piedi dell’arpia, visto che il capo era una donna, di una certa età sempre vestita di nero con collettini di pizzo bianco. Noi ragazze si lavorava e basta e per andare al bagno ci voleva il permesso. Tutte di modeste famiglie, tutte con il bisogno di guadagnare. Sarah, e  ci teneva all’acca finale, figlia di un onesto ciabattino, era di una bellezza incredibile, aveva un bel portamento, la madre che sapeva cucire con poche lire, le confezionava vestiti molto graziosi. Era bella, aveva una certa intelligenza, ma la sua presunzione era incredibile. Lei era quella che sapeva tutto, che tutto sapeva fare,  insomma la classica “fermi tutti che faccio io” Era sempre la più richiesta, soprattutto dai laureandi. Quella
mattina si lavorava già a pieno ritmo, molte tesi da copiare, quando entrò “il signorino”. Bello, elegante, profumato e che era un gran signore lo portava scritto in fronte. Scelse naturalmente Sarah. Passarono giorni e la battitura non finiva mai. Per farla breve fra una pagina e l’altra scoccò l’amore, così la bella Sarah, nel giro di un anno si ritrovò baronessa. Se prima era presuntuosa, dopo diventò anche arrogante. Se ci si vedeva per strada lei aspettava il nostro saluto, e poi l’atteggiamento da gran madama era davvero troppo. In famiglia ci andava di rado, anche se il padre ora aveva un negozio di scarpe, la madre aveva smesso di fare orli e attaccar bottoni. Lei si vergognava della poca signorilità della sua famiglia. Ma a forza di snobbare tutti, perchè anche nel nuovo ambiente si fece conoscere, cominciò a restare sola e il vaso traboccò quando il barone la piantò, perchè la bellezza sfiorisce e il caratteraccio invece no. Non avendo avuto neanche figli, si ritrovò sola, comprò un appartamentino nel nostro quartiere, venne a viverci con un cagnolino e aveva una donna che andava a fare i lavori. Quando la incontravo continuava ad avere quell’alterigia insopportabile. Poi lasciai il quartiere e lei restò lì. Da poco ho saputo che è molto anziana e che avendo bisogno di una badante, ne è in continua ricerca. Nessuna ci rimane più di qualche mese. Non è riuscita a cambiare, non ha capito che così
non va.!

Ma.Vi

Immagine lunaticout.post.com

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6 risposte a La baronessa

  1. jalesh ha detto:

    Purtroppo la presunzione e l’arroganza sono delle brutte bestie che rimangono impregnate nel carattere e prima o poi fanno danni. Bellissimo racconto in tema perfetto. Complimenti

  2. lulasognatrice ha detto:

    “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”….bellissimo mini racconto in tema

  3. Rakel ha detto:

    Molto attinente al tema la tua narrazione.
    Ciao Rakel

  4. orofiorentino ha detto:

    L’arroganza e la superbia sono cose bruttissime e non pagano mai. ottimo racconto

  5. Rosemary3 ha detto:

    Un racconto che ha interpretato il tema perfettamente…
    Ros

  6. silviacavalieri ha detto:

    Povera baronessa, che brutta fine!

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