Jane


Lai dell’Ombra di Giada ( tredicesima parte: finale)

– L’avete appena conosciuta?- domandò meravigliata la fanciulla, senza cambiare espressione. – Così presto?- E si guardò intorno come a voler capire se fosse possibile quanto aveva appena detto il poeta. Teodoro la guardò, questa volta con un sorriso, nel viso un’espressione di preannunciato trionfo. Si chinò verso la fonte d’acqua dove il fragile ritratto della dolce fanciulla sorgeva come un museo di intuizioni floreali.
Ecco- disse, rivolto verso la fonte, tendendo in avanti l’anello di giada – tenetelo voi, visto che la dolce fanciulla è tanto esitante.- il tremulo specchio d’acqua emise un sordo “pluff” e ingoiò l’anello. Per un attimo fu impossibile potervi scorgere qualcosa, tanto il fondo era stato turbato. Quand’ecco che, a poco a poco, lo specchio si calmò, e i lineamenti delle onde provocate dal tonfo si distesero gradualmente in una serie di cerchi concentrici lievi e delicati. I lineamenti irrequieti del tremulo riflesso presero ad assumere, nelle piege delle labbra, l’espressione delle onde che il colpo aveva fatto vibrare in armonia. Il riflesso si era commosso, rinverdito da un colore espressivo che ne rendeva ineludibilmente la gioia.
La dama però non si mosse, e il profilo aggraziato delle sue labbra s’incarcò appena in un sorriso finemente particolare, preciso, intarsiato di rari segreti. Il poeta aveva preso a contemplarne l’espressione attraverso il riflesso nell’acqua ancora commossa dal tuffo. Era evidente che dallo specchio d’acqua trapelava una reazione che il volto reale della dolce fanciulla si sforzava di occultare. Nel momento stesso in cui l’anello di giada era scivolato come una goccia in quello specchio tremolante, il cuore di Teodoro aveva preso a palpitare con impeto crescente. Non poté con cura dire quanto attese prima che dalla fanciulla giungesse l’eco di una qualsiasi reazione: il risultato lo sorprese. Ella infatti non disse niente, chinò il capo e chiuse gli occhi, sorridendo alla stessa maniera di prima. A un tratto, una lacrima sgorgò da una gemma del suo sguardo, colò rapida lungo le sue gote vermiglie, e si riversò a terra con una dolcezza tale che dal punto in cui si depose germogliò il tenero fusto di una pianta di prunalbo.
Le sue mani lasciarono andare il libro di poesie, il quale cadde a terra come una pietra. La dolce Lady Jane si levò dall’ombra della quercia e si chinò adagio verso il punto della fonte dove ancora tremolavano le onde. – Meraviglioso- disse a se stessa, fissando rapita il riflesso di quanto era stato. Il poeta le si pose accanto come un angelo custode. – Lo sapete, Lady Jane? Ogni volta che sorridete, il contorno superiore delle vostre palpebre si addolcisce a tal punto da dare l’illusione che gli occhi si tramutino in due lievi mezzelune. Non l’ho mai potuta notare in alcuna altra fanciulla, una simile meraviglia. Voi siete, lo sguardo che vi esprime e il profilo che vi muove, voi siete davvero un’autentica miniera di bellezza, da mirare per ore ed entro i segreti della quale affinare la propria lima creativa. E vi chiedo perdono se fino ad ora il mio idioma non è stato sufficiente ad esprimere appieno l’infinità di particolari che soggiace alla vostra cortese persona.- La fanciulla voltò il viso verso il poeta e sbatté le palpebre. Il suo cuore aveva preso a palpitare più del consentito.
– Teodoro, mio caro, non so davvero cosa dire. Ho il sospetto che se mai osassi rispondere qualcosa, il risultato mi parrebbe enormemente povero e scolorito a confronto con l’elegante ricchezza delle frasi che, con tanta nobiltà spirituale, avete voluto elargirmi come dei doni, dei quali il mio ringraziamento non sarà mai pago. Io… davvero…-
Il poeta le fece capire con un cenno del capo e uno sguardo altrettanto rapito che non era il caso di scusarsi.
La fanciulla allora si chinò di nuovo verso la fonte e v’immerse le candide dita con cautela. Quando riemersero tenevano stretto l’anello di giada, che l’acqua della fonte pareva avesse reso ancora più splendente. Allora si voltò nuovamente verso il poeta e porgendogli l’anello chinò il capo sorridendo in un assenso ricoperto di gaiezza. Chiuse gli occhi e tese le dita della mano che si era immersa, tremando leggermente. Quando li riaprì, l’anello ingemmato in una pietra di giada riposava mansueto a circa metà dell’anulare. – A voi, Lady Jane.- le disse il poeta, portando le labbra alla mano di lei con la delicatezza di un petalo nell’acqua. Dopodiché l’abbracciò, e i tremuli profili di entrambi diradarono come due note musicali nel morbido ritratto del mattino che avanzava.

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Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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2 risposte a Jane

  1. tinamannelli ha detto:

    E fu un grande amore…bellissimo, complimenti un racconto davvero delizioso

  2. jalesh ha detto:

    ..e questo è un grande Amore per sempre……complimenti un gran bel racconto…bravissimo

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