Jane


Lai dell’Ombra di Giada (undicesima parte)

Senza dare alla fanciulla la possibilità di replicare, il poeta si allontanò dalla fonte, esibendo un’andatura dimessa. D’un tratto si ricordò dei versi dolenti che Chretien de Troyes aveva composto, una volta, in occasione di un incontro che si era concluso in una simile maniera. Per un tratto mirò come atterrito il debole bagliore del Sole sulla baia, e si pentì di averne mangiato i preziosi granelli.

Un mattino seguente

Era da poco tramontata la notte. Il poeta si era alzato dal letto di scatto, tremante e accaldato. Un canto l’aveva chiamato, lo stesso, lo avvertì, che lo aveva spronato al cammino alcune settimane prima, in occasione dell’incontro con la dolce fanciulla. Era uscito di casa di corsa, e percorso il sentiero che menava alla radura con una fretta ancora maggiore. Quando giunse alla baia protetta, il cuore gli doleva e il fiato lacrimava, ma egli era felice. Questa volta si costrinse a simulare un inciampo, e quando la fanciulla si voltò dalla sua parte le rivolse un sorriso ricamato a riserbo e gratitudine.
-Voi qui? Che piacevole sorpresa!- gli fece Lady Jane in un bagliore di sincera contentezza.
Il poeta rispose -Lo è? Voglio dire… E’ notevole che ci si sia potuti incontrare di nuovo in questo spazio. Si potrebbe quasi dire che si tratta del “nostro rifugio segreto”, che ve ne pare?-
– Delizioso! Ricalca un po’ l’idea di un legame tra congeneri di spirito che si ritrovino per volere del fato, e di fatto crea una vera e propria complicità all’interno dei propri contorni.
– In verità… speravo che voi foste di nuovo qui.. Ero venuto con l’intenzione di trovarvi per chiedervi scusa, lady Jane.-
– Per chiedermi scusa?- la fanciulla gli rivolse uno sguardo interrogativo -In merito a che cosa?-
– Per essermi allontanato da voi in una maniera tanto brusca la volta scorsa, senza avervi neppure salutata.-
La fanciulla rispose con un cenno del capo e un mite abbozzo di sorriso che non era il caso di scusarsi.
– E vi domando scusa anche per le poesie che ho scritto. Sono stato troppo precipitoso… Poco è mancato che non vi disonorassi con la mia folle esaltazione… la quale però…-
– Sono state un dono inaspettato, Teodoro.. – lo interruppe la fanciulla -Non avete niente da recriminarvi.-
– Questo non cambia però ciò che provo per voi, tanto è radicato nella dura pietra.- la interruppe a sua volta il poeta. – Questo non cambia. Non è che un’esaltazione dell’animo e della psiche e del mio intero essere, che tace e soffre e spiffera al mio intelletto un’infinità di sfumature espressive, nutrendo le mie notti di versi tra i migliori che abbia mai potuto concepire.-
– Le vostre parole sono incantevoli, messere.- rispose la fanciulla socchiudendo le palpebre e inspirando a fondo, quasi avesse avuto modo di sorbire dell’incenso nell’aria.
Il poeta esitò, poi estrasse un oggetto verdastro di forma romboidale dalla tasca.  – Ecco a voi, fanciulla, tenete.- la mano gli tremava leggermente.
Il volto della dolce fanciulla si contrasse in un’espressione di contrita sorpresa.
– Un anello? Ingemmato in una pietra di giada?-
– Tra le più rare. La tradizione vuole che la pietra abbia proprietà calmanti e rasserenatrici, ideale per un’animo in cerca di equilibrio. Non che a voi occorra questo.. Naturalmente..- arrossendo si schiarì la gola. – Ma non ho potuto fare a meno di notare una speciale assonanza, oltre che tra il vostro nome e quello della pietra, tra le virtù della pietra e la vostra. E’ calmante l’effetto che inducete in me quando vi guardo. Il tiepido bagliore che irradia il vostro sguardo mi calma e consola e ispira nel mio animo un’orchestrazione di tenaci melodie. Voi siete l’esempio più elegante di quel genere di bellezza per il quale sono stati versati fiumi d’inchiostro e pianti sotterranei… E’ più forte di me, fanciulla e ve ne chiedo perdono… Non riesco a fare a meno di incagliarmi in ciò che vedo dinanzi a me, nel vostro sguardo.. Intendo dire… è talmente… Più mi sforzo di distogliere il mio sguardo da voi, più la vista mi vien meno, cosicché ho come il sospetto che se mai cessassi di tenere i miei occhi fissi su di voi, sul vostro viso tanto aurorale, il distacco sarebbe talmente straziante da lasciarmi accecato. Concentrando invece il mio sguardo su di voi, ho come il sentore che la mia linfa interiore si potenzi. Sono sicuro che andrò a fare compagnia al buon Guinizzelli, dopo tale affermazione, ma vi prego.. fanciulla.. tenete questo dono… ch’io non lo potrei tenere un istante di più, tanto si rivelerebbe pesante se mai lo rifiutaste.-
– E’ un regalo che non posso accettare- sentenziò la fanciulla, scolorendolesi il viso tutt’a un tratto.

Informazioni su stefanobu

Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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8 risposte a Jane

  1. 65luna ha detto:

    Sei veramente bravo! 65Luna

  2. orofiorentino ha detto:

    Complimenti Stefano, molto bravo nello scrivere racconti

  3. tinamannelli ha detto:

    Bravissimo…Spero proprio che Jane ci ripensi ed accetti il dono

  4. Rosemary3 ha detto:

    Stefano, riesci a coinvolgere, emozionando, il lettore… complimenti!
    Ros

  5. jalesh ha detto:

    Sempre più coinvolgente…..bravissimo

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