Jane


Lai dell’ombra di Giada (nona parte)

-Mi domandavo… Voi… ecco… vi andrebbe di ascoltare un paio di miei versi?-
– Ed occorre che me lo domandiate?- disse la fanciulla, tendendo le labbra vermiglie in un’intonazione da disiato riso.
Ma per udire ciò che sto per declamare c’è bisogno della giusta atmosfera. Non trovate?-
– Non potrei concordare di più-
Il poeta chiuse gli occhi, come preoccupato da  qualcosa, dopodiché pronunciò una frase che alla fanciulla riuscì impossibile comprendere. Allora, come per l’arrivo di un tuono che un vasto reticolo di fulmini avesse preannunciato, il tono azzurro e fresco del mattino tramutò in una notte carica di nubi compatte, densa e penetrante. Di colpo, l’intero candore dell’ambiente attorno a loro era mutato prima ancora che la fanciulla avesse potuto rendersene conto. Tutto aveva preso una veste nuova, tranne il clima, che si manteneva curiosamente idilliaco, malgrado la foggia della Luna, tesa e scintillante in un buio notturno trapunto di stelle. Lady Jane si portò una mano alla bocca – Ma? Com’è possibile?-
Poco alla volta, annunciato dalle fronde tremanti dei faggi loro attorno, bisbigliata dalla brezza che in quel mentre sopravvenne, una musica oscura, tenace ed incalzante emerse dal piatto profilo della baia lacustre. Era un motivo melodico misterioso, tetro abbastanza da potersi amalgamare con cura alla nuova forma del paesaggio, che la coltre di nuvole basse avvolgeva in un soffio ricamato a sopori autunnali.
Fu allora che il poeta, tenendo chiusi gli occhi, cominciò a recitare, e il respiro gli si faceva più lungo al declinare delle declamazioni. Avrebbe tenuto gli occhi chiusi per tutta la durata della recita.

Tieni negli occhi chiara una lirica nascosta,
triste e soave, miele e aloe nel giglio
dei tratti in fiore del tuo sguardo.
Una corolla vola biancastra
nel tuo volto e pari vi permane
a un immoto cimitero che tremi,
tramutata in un appanno d’ombra
mostri un candore di neve pura
cerchiato di cupa affranta bruma,
docili hai le ali di una musa
e morbide fattezze di fiaba,
fiala ti libri fatua nel vento
spoglio di rime in tua balìa.

Il cuore gli vibrava vivace e tenace nel petto.

Quale voce assapora il suo sguardo?
Da quel bruno scuro degli occhi, ghiande
dal dolce sorriso di quercia,
salde su se stesse, che un
bianco appannato e turbato
contornano i crini in cinabro.

Placida, mansueta, dolce da dolerne
serrata come da un occulto incanto,
quale mai, quale mai tesoro di lago
vai celando alla brezza che viene
indisturbata a sfidarti mentre incedi?

La fanciulla lo mirava, e i suoi occhi erano due fresche gocce di rugiada.

Informazioni su stefanobu

Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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6 risposte a Jane

  1. tinamannelli ha detto:

    Ma i versi sono tuoi…? Sei una scoperta…che meraviglia…

  2. Rosemary3 ha detto:

    Un continuo ed incessante di emozioni…
    Ros

  3. orofiorentino ha detto:

    Sempre più interessante e di grande bravura

  4. jalesh ha detto:

    Più andiamo avanti più emozioni e forti sensazioni danno il tuo scritto ed i tuoi splendidi versi….bravissimo Stefano…

  5. 65luna ha detto:

    Chapeau! 65Luna

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