Jane


Lai dell’Ombra di Giada (parte 7)

– Affatto. Voglio dire…- e cominciò ad affannarsi – Ho potuto dormire poco per effetto del vento e del moto di qualche astro lassù, mi capite? Di quelli che non fanno dormire bene…-
– Oh… Mi dispiace molto.- fece la fanciulla inclinando lievemente il capo, e muovendo le ciglia alla limpida maniera di una farfalla intenta ad indugiare tra i petali di un fiore che ammiri.
– Voi come state? Quasi dimenticavo..- e le porse il fiore che aveva colto da terra. – Ecco, sono per voi..-
La fanciulla ringraziò e si mise a contemplare la corolla, d’un’intonazione che tendeva al viola con rosee sfumature lungo i bordi.
– Siete stato molto gentile a donarmi questo fiore. Devo forse considerarlo un omaggio cortese?- domandò con una punta di amichevole ironia che il poeta colse malvolentieri.
– Come volete.- rispose Teodoro, ubbidendo alla logica di un parlare addormentato.
– Ad ogni modo… La mia notte è stata molto buona. Da tanto non dormivo così bene, e forse conviene che di questo ringrazi uno di quegli astri che conciliano il sonno dell’uomo come ninne-nanne in una culla…-
– Questo dipende in gran parte dal cielo che vi cinge. Il mio è di Saturno.- Rispose il poeta, con scarsa convinzione.
– E’ stato allora per colpa di Saturno se questa non siete riuscito a chiudere occhio?-
– Magari m’avesse un simile influsso dannato a vegliare…- pensò tra sé e sé, ma rispose – E’ stato… credo… a causa di un’immagine… apparsa nel mio sguardo gradualmente…che mi ha tenuto avvinto ad essa tutto il giorno. Non v’è stato istante che tale fulgore abbia visto attenuarsi il suo colore né che di converso il suo candore sia andato rafforzandosi per conferirle una maggiore nitidezza. Eppure.. Non v’è stato modo per lenirla né appannarla né cacciarla a forza dai miei occhi. –
Si volse a mirare la riva del lago che i raggi del Sole ispiravano a raggiare dei riflessi dei rilievi attorno ad essa.
– Di che immagine si tratta?- chiese la fanciulla, serrando le dita smarrite tra le pagine del libro di poesie.
– Di un’immagine… potente… e ammaliante…- E rimase in silenzio. Dal momento che il poeta esitava, la fanciulla ritornò a contemplare le fattezze della piccola rosa che il poeta aveva colto per lei, e tenendo lo sguardo fisso sul fiore inarcò le labbra in un sorriso di incoraggiamento, che il poeta recepì.
– E’ l’immagine vostra, gentile fanciulla…- ammise alla fine, sospirando e continuando a rivolgere lo sguardo alla riva incantata.

Informazioni su stefanobu

Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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8 risposte a Jane

  1. jalesh ha detto:

    Un racconto che affascina sia per la descrizione della natura che circonda i due protagonisti sia per l’approccio cavalleresco del poeta nei confronti della fanciulla….bravissimo

  2. Rosemary3 ha detto:

    Continui ad emozionarci con una storia che sapore ha d’altri tempi…
    Ros

  3. orofiorentino ha detto:

    mi piace sempre di più, sei bravissimo 🙂

  4. tinamannelli ha detto:

    E’ l’immagine vostra gentile fanciulla!!!! Che meraviglia….leggerti e ci si sente subito nel mondo
    romantico di tantissimo tempo fa….aspetto il seguito

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