Jane


Lai dell’Ombra di Giada (Parte 6)

Il poeta annuì. Avrebbe volentieri continuato a parlare, ma la mente lo ispirava ad esalare soltanto dei sospiri, così rimase silente, a capo chino, fissando mestamente il patetico profilo di un ramoscello che era appena caduto dalla fronda della quercia che li sovrastava.

Si salutarono dopo pochi minuti, promettendosi l’un l’altra che il mattino dopo si sarebbero rivisti alla stessa ora, presso la medesima baia.

Il mattino seguente


Il poeta non aveva dormito. Il Sole nel suo cuore era mosso da una tale energia da irraggiare l’operato di tutti gli altri organi, preposti al suo comando. Si era messo in cammino di corsa, infiammato, quasi un fulmine l’avesse spronato, colpendolo alle spalle, a partecipare ad una gara di atletica leggera. “Oh quant’è dolce quella melodia.. Oh com’è bella.. Quanto m’è gradiiiita..” si sentì suggerire all’udito, mentre i suoi passi accaldati cadenzavano tremanti il dolce spartito di Musica Proibita, una delle composizioni dinanzi alla quale non poteva fare a meno di commuoversi. Allo stesso modo, non appena ebbe avuto il sentore che la dolce Lady Jane era ai piedi della quercia, il cuore gli si riempì di un tale ardire che il suo sguardo venne invaso dalla pioggia, che egli riversò al suolo. Poi, come a dar favore a chi crede nei miracoli, nei punti dove il pianto era caduto sorsero immediatamente una decina di fiori dai colori tanto accesi e scintillanti da far sembrare che fossero cresciuti assorbendo il colore di tutte le altre specie esistenti. Il poeta sorrise, persuaso che un siffatto intrigo fosse stato architettato da Colei che tutto muove. Colse un fiore da terra, assicurandosi che mostrasse caratteristiche tali da poterlo considerare adeguato ai gusti della dolce fanciulla. Ella era lì, beatamente raccolta all’ombra della quercia, intenta a leggere il libro di liriche provenzali che da più di due giorni aveva lasciato interrotto. “Dove sono gli impressionisti quando occorrono?” pensò il poeta all’improvviso. “Se uno di loro fosse qui con me in questo momento, e potesse vedere coi miei occhi ciò che io, lasso, non posso fare a meno di mirare, non esiterebbe a porre mano alla sua attrezzatura e prosciugare le sue forze per ritrarre quella bellezza. Ah.. quale meraviglia..” E sorretto da tale pensiero il poeta si diresse verso la fanciulla. Quando quest’ultima volse la testa per porgergli il saluto, il cuore del poeta sussultò. Si era forse dimenticato di quanto fosse splendido il viso di lei?  Come colui che in un sogno vede qualcosa e una volta sveglio non riesce a ricordare nient’altro che l’emozione che durante il sogno lo aveva avvinto a sé, così si sentiva Teodoro, addolcito dagli effetti che la dolce fanciulla aveva dato al suo sguardo, il cui viso, però, faticava a ricordare. Per poco non rischiò di inciampare di nuovo. – E’ un onore potervi rincontrare, Lady Jane.-
Un paio di occhi celesti ramati verdastri rispose al suo saluto, scavati in un sorriso che lasciava trapelare in migliaia di precise sfumature quel tipo di dolcezza per il quale abitualmente ci si inchina. Non appena Teodoro si sedette sulla stessa panca di legno del mattino precedente, accanto a lei, la fanciulla gli chiese cordialmente se avesse trascorso una piacevole nottata.

 

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Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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3 risposte a Jane

  1. Rosemary3 ha detto:

    Scorrevolmente piacevole lettura, Stefano… 🙂
    Ros

  2. jalesh ha detto:

    Mi piace questa Jane…..pagina molto interessante….

  3. tinamannelli ha detto:

    Bello, continua a piacermi e si legge bene …e continuo ad aspettare

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