Jane


Lai dell’Ombra di Giada (parte 3)

Il poeta, a sua volta, dopo aver finto di mirare l’orizzonte imperlato di azzurro, decise di ritirarsi e tornare al villaggio. Anche oggi avrebbe destinato l’incontro a un momento più propizio.
Si era appena voltato quando una voce soave e leggiadra lo colpì.
-Sembrate affaticato, straniero. Perché non vi sedete?-
Il cuore del poeta ebbe un tremito, diede un rapido sguardo al punto dal quale aveva udito provenire il richiamo e sussultò, e si mise una mano davanti agli occhi come un avventuriero che avesse incespicato nel Sole. Di colpo gli sovvenne “quand’ella altrui saluta” e se ne rallegrò.
La dolce fanciulla lo guardava, un sorriso di placida quiete rischiarava il suo profilo: nel suo sguardo, ebbro ancora dei versi che aveva appena letto, traboccava un trionfo di rose, gigli e pietre preziose.
– A dir la verità, gentile fanciulla, devo confessare di aver pensato a qualcosa del genere. –
– E per tre volte avete tentennato, dico bene?-
– Ah… La mia presenza dunque non è rimasta inosservata?-
– Non poteva non avvenire.- rispose la fanciulla cordialmente. – La vostra venuta veniva sempre preceduta come da un rumore buffo, una specie di colpo di tosse che finiva per smascherarvi.-
Il poeta avvertì il desiderio impellente di darsi un colpo in testa. – Ah.. Io.. E’ per colpa  dell’umidità… Io… C’è qualcosa nell’aria alla quale devo essere allergico.-
– Come vi chiamate?- domandò la fanciulla in maniera cortese, e il poeta se ne stupì.
– Mi chiamo Teodoro, ma in città mi conoscono come il Trovatore.-
– Oh.. Siete dunque un poeta?- gli occhi della dolce furono percorsi da un barlume di gradita sorpresa.
– Ecco… io non posso ancora nominarmi poeta… Essere poeti non è un gioco, e io prendo molto per gioco le cose, al di fuori di tutto quello che riguarda la bellezza, dettaglio che quindi mi accomuna ai poeti veri e propri, almeno se ci si sforza di seguire una logica. Bellezza è verità, diceva John Keats, e io mi ci rispecchio, pur sapendo di non essere che l’ombra della sua più minuta falange.-

Informazioni su stefanobu

Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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11 risposte a Jane

  1. tinamannelli ha detto:

    Mi piace, è molto poetico…un racconto di una volta….

    • stefanobu ha detto:

      Grazie di cuore Tina! Era voluto, trae ispirazione dalla poesia provenzale e in particolare dal Lai dell’Ombra di Jean Renaut.

  2. jalesh ha detto:

    Come ha ben detto Tina un racconto di altri tempi molto coinvolgente come composizione poetica….bravissimo Stefano come sempre….

    • stefanobu ha detto:

      Merito degli argomenti di letterature comparate che ho dovuto portare all’esame quest’anno, ahah!
      Grazie di cuore Jalesh, lieta giornata!

  3. Rosemary3 ha detto:

    Un racconto credo davvero avvolgente e coinvolgente: la tua bravura traspare intatta da cotanta bellezza, Stefano!
    Ros

  4. orofiorentino ha detto:

    Veramente bravissimo, un racconto bello e intenso che si apprezza moltissimo 🙂

  5. 65luna ha detto:

    Complimenti, veramente bel racconto! 65Luna

  6. Lia ha detto:

    Bellissimo racconto … fa sempre piacere leggere giovani amanti della poesia 🙂

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