16 marzo


Eravamo in una polla, in un’alba di pioggia in primavera,
erano le cinque, o le sei, o le quattro della sera,
e tu, vera e bionda voce lontana, eri tiepida e serena.
Sporta sulla sedia, mossa, un poco netta, oravi
e io ti udivo, come già ti avevo udita in giorni
rupestri, da canti di caverna. Come tale quel mio fioco
sperimentare, steso come per l’afa in un affanno
stanco e sudaticcio, magro grano per fameliche grida
d’amore e di affetto malandati. Eravamo in una polla
in un argento un poco bruno, impolverato, ma tale
per portata ad un bell’oro principesco, e tu, virtù
virile in un contegno collinare, a noi ti raccontavi.
Gli astanti, in silenzio, come cauti studenti tendevano
i pensieri arrotolati in fasci accanto al tuo filare,
alcuni di essi tenevano le dita ben levate, a domandare.
Tuo padre e tua madre, coinvolti in quel tuo bel narrare
miravano i tuoi versi con iridi lacustri e chiare,
conserti con le braccia, in posa di gran soddisfazione.
La stanza stava bene in quella spoglia di cultura,
quasi un’imitazione di un ambiente ottocentesco,
pareti sulle quali erano arazzi e nastri e in alto
pendente e bene in vista, un lampadario ingioiellato
di una luce quasi sacrale, a far da faro all’orazione
della dolce, della lieve tua figura, seduta in primo piano.
Attiguo al verso d’uscita, all’evasione, era il mio ascoltare,
tremante, col cuore forzato alla corsa, secche le labbra
e magro, agitato, malfermo pulsare di palmi e di sguardi.
Ti guardai, e fu come stesse tempestando in stanza
il fitto picchiettare del cielo per i ciottoli di strada,
(era celebrata l’unità della nostra materna creatura.)
M’immaginai un caro Joyce, un Foscolo, un Byron,
tessermi il capo, la voce, le arie, per darmi sprone,
per non mi spaventare, ero tenero come un agnellino
che vada al beveraggio, alla fonte delle sue buie brame
e per bere cerchi il palmo altrui, che gli sia d’appiglio,
per non precipitare. Pensavo e ti udivo e mi riempivo
di prosperi sentieri, tanto da far dell’animo mio barcollante
un comprensorio di emozioni fanciulle, gaie e intimorite,
che tu col tuo sorriso accennato germogli e raggianti rendevi.
Inutile schermarmi, perchè poi, nel primo approccio di discorso
m’inciampai, quasi caddi e quasi pericolante rimasi a lungo,
ma tu mi diedi il gran tepore che già ti ornava, come una casa
montana che lambino corone di stelle e di pini; raccolta
e cauta e quieta tu mi rispondevi e a tua volta mi domandavi
e lento, come una briciola, in fondo al mio sentire il nubifragio
diede il cambio ad un tramonto poco denso ed impreciso,
lieve come l’ondeggiare delle note che connotano i tuoi occhi
ed il tuo viso ed il profilo dei tuoi passi nella nebbia cittadina.
Ora siamo in una nebbia. Tu lontana. Io qui chino, in un andare,
in un tentare, in un lieve ma violento incespicare,
ora è tutto un ordinare, uno scarno voltarsi di nervi,
un trapasso di verbi urticanti, di scrosci di suoni roventi,
un insieme di nenie dai profili scogliosi, su cui cala la vista
del mare, e il mio pensare è un delirare che avvezza
la freddezza diffusa di un corpo interiore incidentato,
in affanno, che trema e rimugina su qualche duplicato
di strada. Strappatemi di dosso le note del suo fabulare.
Ora mi dirado, possesso del tempo e come il vento a cantare
me ne vado, per biondi sussurri o segrete sorgenti ti chiamo,
tu prospera fiaba di sforzi, tu murmure movimento marmoreo,
dove incede nella notte il tuo ritratto?

Informazioni su stefanobu

Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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12 risposte a 16 marzo

  1. raggioluminoso ha detto:

    Sicuramente questi versi si rifanno a una qualche ricorrenza che non sono in grado di decifrare. Letto con interesse.

  2. tinamannelli ha detto:

    Difficile da capire ma molto scorrevole e l’ultima strofa mi piace molto

  3. jalesh ha detto:

    Ascoltanto il verseggiare di qualcuno che ti piaceva ha suscitato int e questi meravigliosi versi colmi di emozioni e sensazioni personali molto sentite.

  4. poetanelcuore78 ha detto:

    straordinaria … complimenti

  5. Rosemary3 ha detto:

    Stupendo poetare che si distacca dal tuo consueto stile, ma altrettanto accattivante…
    Ros

  6. jekyllundhyde ha detto:

    Un concerto poetico sperlativo

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