Prosa lirica


Potrà mai l’ascolto ripetuto riattivare l’atmosfera perduta? E se così si manifestasse, quale tono assumerà l’emozione di chi si ritrovi immerso in quell’amara consolazione? La parafrasi lirico-narrativa di questa domanda è inscritta in questo testo minuto. Una prima parte descrittiva, nella quale si tenta di riprodurre la gioia di un’atmosfera sospesa nel silenzio dell’attesa, il dopo immacolata, s’intende. La seconda, più narrativa che descrittiva, opera nel campo dello straniamento del vecchio nei confronti del nuovo, o dell’energico, che gli sfugge e che egli aborrisce ma dal quale tuttavia si sente attratto. E ci sono quei profili di edifici, i cui colori atterriscono l’animo dell’uomo, e lo rattristano e lo disperano; è il sentore del passato che morde le spalle dell’uomo silente, emotivo, in cerca della poesia, ostile alla mediocrità di pensiero, al conformismo ed alla banalità di qualunque azione. Da queste azioni egli è comunque attratto, dalla loro attualità, dal loro essere nel presente e nel presente soltanto. O forse no, ma è comunque un passo avanti.

The magic of the wizard’s dream ( Consiglio di ascoltarla, è un brano composto e suonato dai Rhapsody of Fire con la collaborazione di Christopher Lee)

Era un lunedì. Stelle lontane levitavano incerte, lucida era la Luna. La notte era in ascolto dell’atto di milioni di candele abbacinate. Un fascino segreto volgeva le sue spire alla terra, l’incanto era quel numero modello. Serena e tanto attesa, l’immacolata si era svolta in un tripudio di carezze e di armonici canti improvvisati. La gola dei villaggi aveva preso a lacrimare, commossa da tutto quell’affanno. Chi coi canti, chi col chiasso di battute tramandate, chi con storie, chi con rimproveri e chi privo di voce, tutti diedero del loro, e le città, e le valli, e le cime delle Alpi doravano di luci, di dolci, di prove artigianali, di morbidi festoni, di biglie, di palline, di fiocchi ricamati nei tessuti, e un vento aveva preso a germogliare. Così, per un sussurro, quei fiocchi disegnati avevano preso a scomporsi in una moltitudine di fiocchi più sottili, grandi come soffici monete di cotone, e nel giro di qualche minuto le intere città, e le valli e le cime delle Alpi ardevano di neve ed un fascino immoto sonnecchiava lungo tutte le vie, lungo tutti i sentieri, lungo tutti gli alpeggi e i declivi. Ai lati delle strade asfaltate, pochissime automobili marciavano tenaci, illividite dall’urto di tutto quel soave biancheggiare. Pochi viandanti, per i viali alberati, vagavano al richiamo di ciò che pareva una musica celeste, gradita e dovuta alla gioia che aleggiava in tutto il circondario, dalle volte compatte delle foreste, premute lungo i fianchi delle catene discendenti dalle Cozie, alle pendule colline dalle gobbe sparute. Altrove una festa, forse una prefazione a quella che, qualche giorno dopo, sarebbe stata celebrata, era in atto. Non si poteva capire quante persone vi partecipassero, nemmeno a grandi linee immaginare da quanto stesse andando avanti, forse da poco come da troppo tempo, nonostante la natura del clamore non concedesse all’intuito di operare alcuna congettura. Si poteva solamente dedurre che vi fosse una grande letizia in quell’aria sognante e sognata. Altrove un uomo anziano, un poco storpio, appoggiato al parapetto, mirava con aria assente la dolce e sensuale vestaglia del fiume che andava intorno al centro di una di quelle città inghirlandate. L’affanno del suo sentir echeggiare il gran clamore aveva prodotto nel suo cuore come un lamento segreto, che mai gli sarebbe riuscito di spiegare, nè con versi, nè con suoni, nè con facili espressioni. Si era messo cavalcioni sul parapetto, ed in bilico su quel sostegno si era messo a rimirare il profilo delle vette lontane, schiarite dal fioccare, poi quel suo sguardo si era posato sulle fronde di alcuni tronchi robusti intenti a poggiare su di un residuo di praticello erboso. Un lieve sospiro, e lo sguardo si era posato infine sul ritratto del centro città. Case vecchie, tetti corrosi, ruvide pareti incolori persino nel nome. Il loro palesarsi, in quel momento, era per l’uomo alla pari di un miracolo maestoso, fradicio di verità. Nessun’immacolata le sarebbe alla pari, avrebbe tanto voluto dire il vecchio uomo, mentre con il corpo si prostrava in avanti un poco oltre il limite dovuto, e lo sguardo teneva attaccato al dorso di quel borgo rovinato e silente. Nessuno, con addosso i miei panni, e i miei averi, vi saprebbe porre rimedio, avrebbe tanto voluto pensare il vecchio uomo, mentre il ferro del parapetto lo abbandonava ed il nero fondo del fiume ingrandiva i propri arti per convincere il buon uomo ad avvincerlo in un abbraccio fraterno. Nessuno vorrebbe tutto questo, e niente dell’altro, ma un poco di tutto, per gradi, avrebbe tanto voluto sospirare il vecchio uomo, mentre il cuore, gli occhi, il capo gli venivano lentamente meno, sopraffatti dal rumore accecante di quel buio che annulla anche se stesso.

Informazioni su stefanobu

Non lo so che cosa vado a raccontare. So soltanto che ho qualcosa che mi andrebbe di esprimere, qualcosa che mi arde dentro e non mi abbandona mai. Questo qualcosa, forse, potrei chiamarla ispirazione di vivere, o soltanto inettitudine, o devianza attitudinale.
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6 risposte a Prosa lirica

  1. mondidascoprire ha detto:

    L’uomo non rinuncia mai a cercare nel finito quella traccia di infinito che solo può riempire il suo cuore e mente. Complimenti!

  2. tinamannelli ha detto:

    E’ vero…dice bene Annamaria, l’uomo non finirà mai di cercare l’infinito sa che è li la sua felicità .Bravo Stefano, complimenti.

  3. Rosemary3 ha detto:

    D’altra parte la ricerca dell’infinito è insita nella natura umana e tu l’hai espresso egregiamente, Stefano…
    Ros

  4. jalesh ha detto:

    Cercare l’infinito credo sia la metà di tutti scrittori poeti tutte le persone e come sempre i tuoi scritti esprimono alla perfezione il messaggio che vuoi farci arrivare nei nostri cuori…sei Grande Stefano

  5. jekyllundhyde ha detto:

    Sempre un dilemma sarà….cosa troveremo dietro lìinfinito??? Prosa superlativa Stefano sei davvero una persona speciale

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