Terra sconosciuta


Qui in pecchi deformi
inciampano le parole,
sono magli che battono
il silenzio del marmo
o filosofie troppo spicciole
che mi ingannano in un
disegno di fuga.
Il giorno si è vestito di sale
e indietro rimangono
le gocce di pensiero
estinte sulla sabbia,
dove poeta ha perso la visione,
il coraggio di osare.
Ma qui ci sono suoni sordi,
amputati, triangolari al senso di vuoto
che si schiude dalle vene.
E si corruga la delusione
ovattata nei neuroni,
arresa al passo che esonda
nell’estatico mormorio del tramonto,
del mio essermi pena.
Si perdono tutte le urla
che hanno vissuto questa casa!
Sono di creta e sono scheggia
ove la bugia ha cercato il cuore
in un viavai di preghiere
che mi abbracciano su questa terra
ormai sconosciuta.

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La culla


la culla di Berthe Morisot

Intona alla sua bimba un canto nella notte accanto alla culla affinchè entri nel regno dei sogni più belli una perla magica per il suo futuro.

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Spaghetti al pomodoro


quando ero la tua donna
nel buio della NOTTE mi rifugiavo
dentro la CULLA dei tuoi abbracci
e tu come un uomo appena innamorato
mi baciavi dappertutto
anche la PERLA di orecchini
per te era da baciare
la mia pelle era la tua
e poi il nostro REGNO d’amore
dalla stanchezza della vita piena di inganni
ci siamo allontanati piano piano
non me ne sono accorta
che non ti bastava il mio amore
te ne sei accorto che avevo rughe e cellulite
non ero più una ragazza giovane
quella che ti faceva impazzire il sabato sera
che senso ha ora a svegliarsi al mattino
con un letto vuoto e disfatto
il mio dolore é come un CANTO di gabbiani affamati
quando ero la tua donna
ti prendevo per la gola senza corda
bastava solo un piatto di spaghetti al pomodoro
e un bicchiere di vino
per farti gioire come un bambino viziato
e tu ballavi insieme a me
ora che non sono la tua donna
un altra ha invaso il tuo cuore
e ha spezzato il mio
ti auguro che almeno ti prepari gli spaghetti come i miei

Violeta Dyli © 22 luglio 2014

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Bocciolo di luna


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Anelo un tuo respiro

effimera attesa

che oltrepassa ostacoli

enigmatico incontro

 

Irripetibili istanti

vago nel tuo sguardo

cogliendo pensieri

nascosti  in un bacio

 

Argenteo bocciolo

la luna si schiude

inciampando su noi

e le nostre promesse

 

 Lia Grassi 

 

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22 Luglio (iniziativa estiva) Teatro Regio


E’ il teatro lirico della città, nonché uno dei più grandi ed importanti d’Italia, bene protetto dall’Unesco, capienza di persone 1.592, ubicato nella piazza Castello lateralmente al castello e Palazzo Madama.

1740-1790    Le origini del teatro risalgono all’inizio del XVIII secolo

quando Vittorio Amedeo II decise di commissionare all’architetto Filippo Juvarra la progettazione e la costruzione di un nuovo grande teatro. L’intento però venne perfezionato qualche anno più tardi da Carlo Emanuele III il quale, in seguito alla morte del Juvarra, lo affidò  all’arch. Benedetto Alfieri, venne edificato in tempo di record  due anni (pensiamo ai nostri progetti attuali 10 anni 15, 25 oppure mai finiti che vergogna). Venne inaugurato il 26 dicembre 1740, con circa 2.500 posti tra platea e cinque ordini di palchetti, decorato e con la volta dipinta. Ogni stagione aveva inizio proprio il 26 Dicembre, e si concludeva con la fine del carnevale. Per il Regio scrissero numerosi compositori Italiani: Domenico Cimarosa, Giacinto Calderana e autori stranieri come:Bach e Hasse. Vi cantarono i più celebri castrati e prime donne dell’epoca.

1790-1815      In seguito a cinque anni di chiusura il Regio cambia

nome più volte, rispecchiando gli eventi storici. Nel clima moralizzatore anni repubblicani, è abolito l’ingaggio dei castrati, Napoleone Buonaparte presenzia agli spettacoli in tre occasioni.

1815-1870       Con la Restaurazione rientra in possesso dei Savoia.

Sotto Carlo Albero la sala riceve un’impronta neoclassica con lavori di rifacimento affidati a Ernesto Melano  e Pelagio Palagi in seguito nel 1861 con un nuovo restauro la sala diventa barocca. Nel 1870 la proprietà del Regio passa al comune di Torino introducendo programmazioni di Wagner e Massenet. Inoltre altri autori sono: Puccini che tiene a battesimo a Torino  “La manon Lescaut” “La Bohème”, Richard Strauss. Dopo la chiusura bellica il Teatro si dedica a opere di repertorio, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1936, viene distrutto da un’incendio, ci vorranno quasi quarant’anni per la ricostruzione.

1936-1973       Dopo la distruzione nel 1937 si pubblica un bando di

concorso che viene vinto da Alldo Morbelli e Robaldo Morozzo della Rocca architetti. Ma i loro progetti non si concretizzarono perché il comune nel 1965 affida l’incarico ad altri. I lavori iniziano nel Settembre 1967 per concludersi agli inizi del 1973.

Viene inaugurato da presidente Leone con l’opera di G. Verdi “Vespri Siciliani” per la regia di Maria Callas e Giuseppe di Stefano

Il Teatro ha un cambiamento troppo traumatico, la modifica del Boccascena viene rivoluzionata, non ha quasi più niente del vecchio teatro anche per aggiunte tecnologiche all’avanguardia, destando molte polemiche sulla ricostruzione. Ora si affiancano altre attività: concerti sinfonici-corali, Torino Settembre Musica, Torinodanza e poi conferenze e visite guidate.

E’ stato un po lungo il suo racconto, ma anche se ora non ha più niente dell’ottocentesco teatro, ha una maestosità diversa più grintosa per il nostro secolo. Ora vi lascio per andare a prendere un caffè al dopo Regio, alla prossima.

 

oddonemarina

immagine web

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Aforisma personale


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I petali di un fiore
sono come
le spine d’amore
vanno via lentamente
lasciando il cuore
vuoto per sempre.

Egyzia72

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L’amore è un’altra cosa


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Mi distraggo osservando la NOTTE.
Le tue parole sono un CANTO
troppo dolce per me.
Ho bisogno di uscire,
mi sento una PERLA intrappolata dentro l’ostrica.
Prendo fiato.
Mi alzo.
Osservo i tuoi occhi bagnati
illuminati dalla luna.
Non importa,
non voglio più stare qui,
depongo la corona,
abbandono il tuo REGNO e
le tue braccia che sono state la mia CULLA.
Perdonami se puoi,
altrimenti non farlo,
vivrai comunque,
vivrò comunque.
L’amore è un’altra cosa,
lo dico a te.
L’amore è un’altra cosa,
ora lo so.

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Notte profonda


Donami una  perla per ogni

parola gentile, nella notte

profonda nel regno  del

niente.

Culla la mia solitudine, con

il tuo canto soave, ascolta il

mio pianto e portalo nel cuore.

 

oddonemarina

immagine dal web

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Gli anni bruciati


Come fiammiferi
bruciano gli anni,
troppo corti
per non scottarsi le dita,
troppo flebile la loro luce
per illuminare il buio.
Ad ogni fiammifero acceso
ci illudiamo di riuscere a
a scoprire il domani,
ma è solo un piccolo passo avanti
quello che ci è concesso
prima che il cerino
ci si spenga tra le dita.
Il resto del cammino
è al buio,
sperando di non inciampare
e perdere anche quella piccola
scatola di fiammiferi…

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Cavalluccio e pesciolini…..foto personale


cavalluccio

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Nuvole senza meta


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(foto web)

#

L’ombra

sostiene il silenzio

che piove dal cielo,

altri passi storditi.

Svuoto

il palmo del cuore

per dissetare un fiore

fuori dal recinto della primavera.

Provo a dimenticare

la nostalgia delle rondini

sospesa nelle parole

per cancellare un nome.

Passi, sassi,

vento, pioggia,

nuvole senza meta

stufo ormai, di chiamarti.

© Omar.m

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FANTASIA


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♥ ♥ ♥

Aleggia leggera la fantasia
nel regno delle nuvole .

Odo il mormorio del mare,
le onde abbracciano
gli scogli e
la luna galleggia
in respiri d ‘amore
nel dolce canto della notte .

S ‘ incanta il cuore
nella culla dell ‘emozione
saggia perla dell ‘amore

© Rakel

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canto di luna


come una perla
canto di luna in cielo
culla del cuore
nella notte lei sogna
il suo regno di pace

mondidascoprire

…ilmioeternoinfinito

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Viterbo foto personale


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Luna


Luna questa sera come brilli!
La tua luce illumina il mare
E il tuo riflesso sull’acqua
Una distesa diamantina dona
Sorridi pallida e malinconica
Guardandoci ed invitandoci a
Sognare il più romantico Amore

(Jalesh)

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La fontana della Valle d’Itria


Foto personale La fontana della Valle d' Itria

Foto personale
La fontana della Valle d’ Itria

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Piccola fontanella


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Foto personale

@ Orofiorentino

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Luna…


Luna che d’argento
gli amanti ammanti,
converti i tuoi raggi
a rifulgere
sul cortigiano schivo…

Sguaina il tuo languore e,
complici le stelle,
luminosi fantasmi,
con sagàcia le incertezze
nascondi,
quando consunto avrai il sortilegio…

© Rosemary3

peperonity.com

 

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In my secret garden


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Alla luna


Nel manto blu della notte
ti ammiro

pallida o accesa in viso
cerchio lucente nel cielo stellato
o falce argentea

culla
dei miei tristi pensieri

A te affido
le macerie dei miei sogni
più belli

i ricordi
delle gioie passate e
la futura speranza

perché nuova vita
da quella cenere nasca

 

Jeiem Erwin.

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Immagine da http://www.redacon.it

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Elisabetta


Mezzanotte.
Mezzanotte di una NOTTE appena iniziata, ma che sembrava non voler finire mai. Ancora una volta, il bambino, piangeva disperato, continuando a scalciare nella piccola CULLA accanto al lettone. Elisabetta lo guardava immobile, nella penombra che regalava la luna infiltrandosi tra le imposte, ed era combattuta sul da farsi. Nell’attesa di capire cosa provasse per quella piccola creatura, per cercare di sedare quel pianto acuto, abbozzò una filastrocca cantata.
Stonata.
Stonatissima.
Aveva infatti deciso di prendere lezioni di CANTO ma, poco dopo, nel bagno dell’ufficio postale dove lavorava, il test di gravidanza aveva spezzato ogni sua speranza per il futuro, rivelando che nel suo corpo stava crescendo il frutto di una delle svariate serate senza senso, riempite di sesso nel tentativo di elemosinare un amore e una compagnia che la facesse sentire meno sola. Meno insicura.
Il pianto tornò a spingerle sui timpani e interruppe i soliti pensieri che, dopo qualche secondo, ripresero…
Cosa le rimaneva adesso?
Un letto mezzo vuoto da un lato e, dall’altro, una piccola creatura che le aveva appesantito ulteriormente la vita. L’istinto materno (che sotto sotto aveva), le diceva di metterlo al suo fianco e addormentarsi abbracciandolo ma, la promessa che si era fatta a se stessa qualche anno addietro, non poteva essere spezzata. Era infatti una calda giornata di Luglio quando, il parroco, guardandola fissa nei suoi occhi da bambina, le diceva con un sorriso di stare tranquilla: “tuo padre, ora, è nel REGNO dei cieli, è finalmente sereno”. Ebbene, da quel giorno, si era promessa di non avere più legami con nessuno per non rimanerne delusa. Nemmeno con suo figlio, simbolo ingombrante del suo fallimento e squilibrio.
Elisabetta iniziò a sudare, quei ricordi le causavano attacchi di panico incontrollabili. La filastrocca le si bloccò in gola, come se le parole fossero più pesanti del fiato e tornassero nei polmoni bloccandoli. Nella sensazione di soffocamento che stava provando, le fu istintivo strappare la collana che aveva al collo, anche se non era quella la causa della sensazione.
D’improvviso il pianto del bambino si bloccò.
Elisabetta tornò alla realtà guardandolo, lo vide strabuzzare gli occhi e assumere una colorazione bluastra. Capì immediatamente che una PERLA della collana gli era finita in gola. Si alzò di scatto in preda al panico (quello vero) e cercò di fare il possibile per salvare la piccola creatura ormai quasi priva di sensi.
Ci riuscì, capovolgendolo.
L’istinto, prendendo il sopravvento alla ragione, le dimostrò quanto fosse importante per lei suo figlio.
Da quella notte, Elisabetta, porta al collo un sottile filo d’argento con infilata la perla che le ha donato una rinascita, libera di muoversi attorno al collo… proprio come lei, finalmente libera di amare.

Carlo Galli

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Parla con me Luna


@ orofiorentino

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Luna


Oltre l’odi ci sono i sogni,
le tenere mani del tuo silenzio.
Qui dalle onde l’amore
si fa grande più del tempo,
del dire e della sofferenza.
In altri giorni ti avrei odiato
ma ora inerme ai tuoi piedi ritiro le paure,
strappo le schegge di questo giorno
che tentenna lasciandomi la tua quiete
negli occhi fissi e inutili.
Meravigliosa armonia del cielo,
meravigliosa madre delle stelle.

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Per non dimenticare


Ci hanno spogliati nei campi di ferro,
su ventri di bombe.
Barcollavamo innocenti,
non avevamo più braccia ma idee
come lampade circonfuse nel buio.
Abbiamo indossato il dolore noi
immacolati angeli di vivisezione.
La via della pace era lunga,
spettinata sulle nostre dita incrociate;
era lontana!
Ma non eravamo fermi nel cuore.
Ci hanno coltivato i polmoni
con gas di stanze grigie.
Ci avete chiamato ombre
da un letto di spine,
vibranti colombe
infilzate dai corvi.
Poi una donna vestita di nero
ha spazzato via ogni cosa,
ogni preludio di attesa.
Siamo diventati granelli di cenere
su un prato stanco di morire.

E oltre tutto questo
siamo divenuti fiori chinati
sulla morte
senza senso.

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Un gabbiano ferito


Aveva percorso ormai metà della sua vita ed ancora si sentiva come un gabbiano con le ali spezzate che non gli permettevano di volare e di librarsi nel cielo.
Si era sposato giovane aveva tirato su 3 figli e con sua moglie vivevano felicemente in una casetta vicino al fiume acquistata con tanti sacrifici. Ma erano felici, almeno apparentemente. Lavoro figli casa e moglie, qualche passeggiata e sacrifici a più non posso.
Ogni tanto la domenica si sedeva sulla sponda del fiume e guardando l’acqua scorrere la sua mente si orientava sul canale “sogni”….Passava un’oretta al massimo e poi doveva ritornare perchè anche se era festa e non lavorava in fabbrica, doveva pensare al recinto, oppure al tetto…e così via. Gli anni scorrevano veloci e arrivato ai cinquanta anni, non se ne era nemmeno accorto….Il suo sogno nel cassetto era imparare la musica e suonare il pianoforte. Ogni mattina passava davanti al Conservatorio Statale di Musica ‘Giuseppe Verdi’ di Torino, ma mai aveva avtuo il coraggio di entrare e chiedere qualche informazioni…tanto non aveva tempo ed illudersi faceva ancora più male…
Ascoltando lo scorrere delle acque del fiume, quel giorno sentii una melodia che gli pervase tutto il corpo e tale fu il senso di libertà che si ripromise di chiedere informazioni al Conservatorio…
Ebbe il coraggio di varcare quella soglia nonostante il lavoro, la famiglia, la casa, imparò la musica ed a suonare il pianoforte ed ormai suonava ogni sabato sera in una band tra amici e quando le sue dita sfioravano i tasti del pianoforte, si sentiva libero, in un’altra dimensione ed il suo sogno era diventato realtà, grazie al coraggio di viverla quella sua libertà…..

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