Pazientemente percorro
pesanti pensieri.
Poche possibilità
portano positivi progetti.
Passo,passo prendono peso
piacevoli particolari.
Perseverare premia.


Dentro il fiato
della mamma un petalo
fiorisce, con pazienza
aspetta un bacio: mai solo
attendi una carezza
appena sfiorata sulla pancia
delicata, come giglio profumata.
Quanta attesa nelle foto
in bianco e nero mentre sfiori
con la mano il tuo viso
delicato, non hai nome
e piano piano cresci nel ventre
hai la fretta della gioventù
ma la mamma con pazienza
canta una bella ninna nanna.
Mesi di attesa rendono
più gioioso il tuo apparire
stella o fiore
nell’immenso mondo avvenire.
Chiara

Si vestì con cura, sarebbe stata una giornata importante, oggi avrebbe saputo se era giusto continuare a sognare. Era un bravo architetto, era abbastanza conosciuta nella sua città, ma aveva accettato quel lavoro in quella piccola cittadina per accontentare il suo vecchio professore. Una Chiesa è la casa di tutti e aveva speso giorni e notti a disegnare a pensare. Moderna, ma non troppo, grande ma raccolta, semplice senza stucchi e marmi. Solo pietra e vetri colorati. Poi aveva voluto fare fare quel dono, una sua idea. Amava scolpire, aveva una felice mano, aveva comprato quel legno speciale e la notte lavorava. Piano piano era apparso il volto dell’Uomo. Scalpelino e martello e tanta pazienza e bravura. Una mezza croce e il Volto di Cristo sofferente e dolce che tenuta da fili intrecciati scendeva verso l’altare. Tanta gente aspettava l’arrivo del Vescovo, finalmente la grande porta fu aperta e tutti entrarono. Un profumo di incenso aleggiava nell’aria. Il vescovo si complimentava, la gente anche. Poi tutti davanti all’altare e si fece un gran silenzio. Claudia ebbe come un lieve capogiro, guardava la sua opera e l’emozione era fortissima, il vescovo le si avvicinò, le sorrise e la benedisse. Lacrime di gioia scivolarono sul suo viso, il suo lavoro era piaciuto. Una vecchia signora le si avvicinò e le regalò una rosa, Claudia si avvicinò all’altare e la pose sulla bianca
tovaglia.
Ma.Vi.

La chiesa era avvolta da un inebriante profumo di rosa…
Sarah, entrò in punta di piedi, quasi a non voler sentire nemmeno se stessa: gli occhi degli invitati puntati sul suo immacolato vestito, la mettevano decisamente a disagio: mai avrebbe voluto trovarsi in mezzo a tanta gente. Si sentì persa per un attimo, solo per un attimo, in quell’oceano cercò un appiglio per non cadere, mentre l’organo diffondeva le soavi note della marcia nuziale di Wagner…
Copiose le lacrime scendevano a bagnar le sue gote color di pesca matura, mentre in mezzo alla navata scorse nitida la figura del suo Joseph che si stagliava in contrasto col candore delle rose.
Via via che si avvicinava all’altare, per l’occasione adeguatamente allestito, sentiva crescere una profonda emozione che le toglieva il respiro: lui le prese la mano e l’accostò alle sue labbra, farfugliando qualcosa che assomigliava vagamente ad… amor…
© Rosemary3
Immagine in rete (Basilica di S. Giovanni Battista – Vittoria) – rielaborazione di Rosemary3
Ci vuole pazienza nell’amore
e anche impazienza,
luce ma lasciare
spazio anche per l’ombra.
Lo sa il vecchio pino, alto, nel cortile
che ha veduto dalle finestre
e fermato il volo
di parole che per tristezza volevano buttarsi
e poi ha veduto
vetri spalancarsi al sole
spinger via paura, stanchezza
e il morire delle case.
Lo sa che ha trattenute appese
le voci cambiate dei ragazzini
e le occhiate delle donne
sole a fumare alle finestre.
Ci vuole pazienza nell’amore
e anche furia,
la furia bella dei bambini
che ridono e capriòlano
quando ritorna qualcuno,
e fan le corse in corridoio, si fan notare
e quella del pino antico che nel gelo
e nel cupo silenzio della città
stringe le radici, nascoste
come un ferito le sue cicatrici.